I tuoi dati sono al sicuro?

Volenti o nolenti, dobbiamo ammetterlo: una parte della nostra vita é ormai digitale. A differenza dei più giovani, i cosiddetti “nativi digitali”, noi siamo nati in un mondo nel quale possedere una cosa significava averne una rappresentazione tangibile, qualcosa che si potesse toccare, conservare, mettere al sicuro e proteggere da accessi estranei. Possedevamo del denaro quando avevamo monete o banconote in tasca, e per proteggerlo lo mettevamo nel salvadanaio o in cassaforte. Conservavamo una lettera o una cartolina di un nostro amico sotto forma di un foglio di carta manoscritto. Raccoglievamo le foto a noi più care in album, dove incollavamo le stampe dei rullini che avevamo portato dal fotografo per lo sviluppo. In tutti questi rituali c’era molta meno immediatezza rispetto a oggi (il risultato di uno scatto fotografico si apprezzava dopo diversi giorni, se non settimane; le notizie contenute in una lettera erano quasi sempre vecchie e già note), ma in compenso si aveva la certezza di qualcosa di concreto a testimoniare il possesso. Oggi, tutte queste cose possono essere acquisite, condivise e conservate in maniera interamente digitale, senza il bisogno di reali oggetti fisici. Quante cose abbiamo in maniera “virtuale“? Che fine farebbero se, dall’oggi al domani, il nostro computer si rompesse?



Sono domande legittime, anche se spesso alimentate da preconcetti nei confronti delle nuove tecnologie: la durata di un bene, materiale o digitale, dipende esclusivamente dalla cura con cui esso viene conservato. Questo principio è sempre stato valido: nessuno ha mai reputato che fosse una buona idea lasciare gli album fotografici su un balcone, in balìa delle intemperie, nè si è mai stati propensi a conservare un’agenda personale in una cabina telefonica… Perchè, allora, dovremmo lasciare l’unica copia di un nostro documento su un computer malandato, o memorizzare la nostra password di accesso alla mail su un computer di un internet point? Eppure casi del genere avvengono molto più spesso di quanto si pensi, e probabilmente tutti prima o poi commettiamo una leggerezza di questo tipo. Salvo poi lamentarci per “questa maledetta tecnologia moderna”, o col tecnico che non ha saputo recuperare le foto dal telefonino caduto nel barattolo dello yogurt…
L’unica vera colpa della tecnologia digitale consiste nel permettere di archiviare tantissime informazioni in uno spazio estremamente ridotto. Chi, come me, ha di recente affrontato un trasloco, riesce facilmente a perdonare questa colpa (a un certo punto, ho trasportato contemporaneamente circa 10.000 foto, tutti i miei appunti dal liceo al dottorato, qualche centinaio di documenti e una cinquantina di libri, tutto in tasca!!!). Conservando tutto in un unico posto, però, la cura che si ha di tale posto diventa un fattore critico… Quali sono gli accorgimenti che bisogna prendere affinchè i nostri dati siano al sicuro?
Innanzitutto, bisogna sottolineare che la sicurezza dei nostri dati comprende due obiettivi fondamentali:

  1. che i dati possano essere letti da chi è autorizzato a farlo
  2. che i dati NON possano essere letti da chi NON è autorizzato a farlo

Per soddisfare il punto 1, oltre ad avere cura del nostro computer, il consiglio è quello di mantenere sempre una o più copiedei file importanti (foto, documenti, email, …). Qual è il supporto più adatto allo scopo? Inutile dire (ma lo dico lo stesso) che non ha senso salvare la copia sullo stesso computer dell’originale, mentre sono adatti allo scopo i CD e DVD (che negli anni si sono rivelati molto meno duraturi di quanto si pensasse, quindi andrebbero ricopiati periodicamente..), le memorie USB (dalle chiavette tascabili agli hard disk esterni, ormai capacissimi e molto affidabili), la Rete. Già, perchè ormai esiste la possibilità di conservare una copia dei propri file online, con il cosiddettocloud computing. Molti di voi lo usano di già, per esempio quando leggono la posta da GMail o consultano il proprio estratto conto dal sito della banca. In quest’ultimo caso, si tratta di una scelta forzata: la vostra banca non si baserebbe mai su informazioni conservate sul vostro PC per gestire il vostro conto, e per un semplicissimo motivo: il loro computer è molto più affidabile del vostro. E’ per questo che tale modalità sta sempre più prendendo piede, grazie a servizi gratuiti che permettono di salvare e condividere dati online, come Dropbox o Box.com. Dropbox, in particolare, permette anche di sincronizzare i file tra diversi dispositivi (ad esempio, il PC di casa, il portatile, l’iPhone) ed avere così sempre a disposizione l’ultima versione di un file, indipendentemente da dove si è apportata l’ultima modifica.
Il consiglio, naturalmente, è di utilizzare e sfruttare al meglio questi strumenti (tanto più per il fatto che sono completamente gratuiti), ma tenendo d’occhio l’obiettivo 2: i dati conservati presso un servizio esterno saranno (abbastanza) al sicuro da perdite accidentali, ma chi ci garantisce che non possano essere letti da altri (magari in maniera fraudolenta, ricordate il caso Wikileaks?). Ogni servizio adotta le sue misure al riguardo, e d’altra parte ho ragione di credere che tra i miei lettori ci siano ben pochi agenti segreti (per cui la maggior parte dei dati che conservate dovrebbe essere abbastanza innocua da essere ignorata dall’hacker in Cina o dal funzionario della CIA che ne verranno eventualmente in possesso). Per una piccola parte dei file (come elenchi di password, dati personali e bancari, documenti di identità e simili), invece, è possibile adottare un approccio ancora più sicuro: prima di caricare tali file su un servizio esterno, per esempio, si potrebbero criptare (con programmi come TrueCrypt), impedendo così a terzi di leggerne il contenuto senza conoscere la password principale (che, almeno quella, avrete imparato a memoria e non avrete trascritto in nessun luogo!). Solo così, potrete garantire sicurezza, conservazione e privacy per tutti i vostri dati digitali!

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