Alla scoperta delle neuroscienze…

Qualcuno (Einstein?) ha detto: la mente è come un paracadute, funziona meglio quando è aperta! E non c’è niente di meglio, per aprire la mente, che approfittare delle iniziative culturali che le nostre città ci offrono e dei consigli dei nostri amici più fidati. La settimana scorsa, ho avuto un’ottima occasione per aprire la mia mente: un amico fraterno, infatti, mi ha consigliato di partecipare ad un dibattito che si teneva nell’ambito della manifestazione Mantova Creativa 2011, una rassegna di arte, architettura e design. Durante il dibattito, dal titolo “Design e Neuromarketing – Misurare le emozioni”, Nicola de Pisapia (ricercatore nell’ambito neuroscientifico presso l’Università di Trento e collega del mio amico) ha introdotto i suoi studi riguardo al funzionamento del cervello e all’origine del pensiero, con tutte le implicazioni che questi studi hanno (dalla comprensione dell’origine delle nostre decisioni agli stimoli che possono influenzare, anche inconsciamente, tali decisioni).
A questo punto, si rende necessaria una piccola parentesi per rispondere alla più banale delle obiezioni che derivano dalla lettura di queste mie righe: ma a me, tecnico informatico specializzato in telecomunicazioni che lavora per la Pubblica Amministrazione, che interesse può destare un argomento del genere??? Apparentemente nessuno, lo so… ma riagganciandomi all’apertura mentale di cui parlavo all’inizio del post, devo riconoscere che quest’apertura deriva (secondo me) soprattutto dalla capacità di interessarsi agli argomenti più disparati e diversi dalle nostre attività quotidiane di routine, alla continua ricerca di nuovi stimoli e di collegamenti spesso inaspettati. Ed il dibattito a cui ho assistito non ha fatto altro che darmi una conferma scientifica a questa mia impressione, che vi sarà chiara se continuerete a leggere…

De Pisapia, infatti, ha dapprima illustrato la differenza neurologica tra due attività diverse ma fondamentali della nostra mente: la “concentrazione” e la “distrazione”. La prima consiste nell’attività che il cervello svolge quando siamo intenti a svolgere un compito ben preciso (e stiamo quindi attenti a quel che stiamo facendo), mentre la seconda rappresenta l’attività del cervello quando lo lasciamo pensare senza vincoli e costrizioni (attenzione: si tratta sempre di una fase vigile, quindi diversa ad esempio dal sonno, ma senza alcun compito da svolgere e quindi libera di pensare a ciò che vuole). Gli studi dei neurologi (svolti tramite diversi esperimenti e con l’ausilio della risonanza magnetica, capace di rilevare l’attività cerebrale), hanno scoperto diversi fatti interessanti a riguardo: innanzitutto, che la “concentrazione” e la “distrazione” sono fasi complementari del pensiero (nel senso che attivano zone neuronali differenti); quindi, è stato dimostrato che lo stato di “distrazione” è lo stato di default del nostro cervello, al quale il cervello stesso tende naturalmente ed istintivamente, sempre. Nonostante ciò, comunque, il dispendio energetico dei neuroni durante la “concentrazione” è solo di poco superiore a quello durane la “distrazione” (a riprova del fatto che, quando siamo distratti, in realtà stiamo pensando intensamente!).
Un’altra scoperta interessante, poi, è che il pensiero creativo (quello che ci porta a trovare la soluzione dei problemi o nuove connessioni tra concetti conosciuti) si attiva soprattutto nel passaggio tra la fase di “concentrazione” e quella di “distrazione”: questo spiega perché, molto spesso, per trovare la soluzione di un problema non basta concentrarsi intensamente sul problema; anzi, spesso la soluzione ci sovviene quasi casualmente, mentre pensiamo ad altro! E’ proprio per questo che l’apertura mentale,come accennavo prima, si può “misurare” con la capacità di trovare interessi vari e diversificati rispetto alle nostre attività quotidiane. Sarà per questo che, in vita mia, ho letto quasi tutti i libri di filosofia mentre studiavo per l’esame di elettrotecnica? Mah..
Infine, l’aspetto più interessante da punto di vista del marketing riguardo a questi studi, riguarda le decisioni che prendiamo: è emerso, infatti, che quando si prende una decisione, tale decisione si forma nella nostra mente ancor prima che noi stessi ne siamo coscienti, e le zone del cervello che si attivano in questi momenti coincidono con quelle della “distrazione”. Ciò significa che, nel momento in cui siamo chiamati a prendere una decisione, la prima cosa che facciamo è “raccogliere le idee” cercando di concentrarci sulla decisione da prendere; quindi, effettuiamo tutte le valutazioni del caso e facciamo la nostra scelta. Ebbene, al netto delle motivazioni razionali che inducono la scelta, è stato dimostrato che il cervello PRIMA prende la decisione (nella fase di “distrazione”), POI prende coscienza della decisione stessa (nella fase di “concentrazione”). Questo ha grandi implicazioni per il marketing, perché studiando i meccanismi della mente nel prendere le decisioni (comprare un prodotto è il frutto di una decisione!) si può prevedere una campagna pubblicitaria o la disposizione di un punto vendita in modo da stimolare al meglio l’acquirente.
A questo punto, potrebbero facilmente sorgere dubbi di natura etica: questi studi, allora, aprono le porte ad una nuova e più sofisticata forma di messaggi subliminali? In realtà no, a detta del prof. Francesco Gallucci del Politecnico di Torino, anch’egli presente al dibattito: non si può indurre una persona a prendere una decisione, ma conoscendo i meccanismi cerebrali della decisione ci si può concentrare sugli aspetti rilevanti del messaggio pubblicitario, tralasciando gli aspetti che la mente ignorerà. Ad esempio, alcuni studi basati sul tracciamento degli occhi (eye-tracking) del consumatore in un punto vendita, si è scoperto che la mente tende ad ignorare le informazioni duplicate sugli scaffali: è quindi inutile installare lunghe file di prodotti uguali (sperando di metterli in evidenza e quindi venderne di più), poiché l’acquirente ne guarderà uno solo e poi, inconsciamente, ignorerà tutte le confezioni già viste per analizzare un altro prodotto.
Per ora chiudo qui questo post, mi sono reso conto di essermi dilungato troppo e temo che il vostro cervello abbia iniziato ad ignorare le mie parole (consciamente o inconsciamente) già dalla terza riga… Per i temerari che sono arrivati a leggere fin qui, chiudo semplicemente ricordando come il nostro cervello sia uno strumento meraviglioso e ancora, sostanzialmente, inesplorato: l’unica cosa che possiamo fare è mantenerlo sempre in allenamento, rifornendolo degli stimoli più diversi. La nostra vita non potrà che trarne beneficio!

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