Alitalia? Ahiahiahi…

Ricordate lo spot in cui i turisti che non si affidavano ad un determinato tour operator, oltre a trovarsi inguaiati in terre straniere, venivano anche derisi da qualsiasi autoctono si trovasse di passaggio? Bene, è ormai da molto tempo che provo le medesime sensazioni tutte le volte che mi trovo a viaggiare con la beneamata compagnia aerea nazionale, l’Alitalia. Infatti, oltre a dover sopportare tutta una serie di disguidi, ritardi, mancate coincidenze, assenza di spiegazioni e così via, ogni volta che racconto di questi fatti ad un conoscente mi vengono rivolti degli sguardi eloquentissimi, che significano “Ma come? E ti sorprendi? Ma si sa che funziona così.. Hai buttato i tuoi soldi.. Meglio le low-cost, lo sanno tutti!“.
Avevo già trattato di questo argomento in un post precedente, ma mi vedo costretto a tornare sull’argomento per raccontarvi delle mirabolanti avventure che l’Alitalia aveva in serbo per il mio Natale

Quest’anno, avendo da poco cambiato lavoro, mi sono ritrovato con i giorni di ferie contati per Natale. Dovendo lavorare la mattina del 24 dicembre, ma volendo ugualmente passare il Natale con i miei cari, ho pensato che la soluzione più consona fosse quella di prendere un aereo nel pomeriggio del 24 stesso. E così, armato di buone intenzioni e fiducioso, sono andato a prenotare il volo sul sito alitalia.it: l’ho pagato un po’ caro, ma almeno (ho pensato) passo il Natale a casa. Verona-Lamezia Terme, con scalo a Roma Fiumicino: si decolla alle 15.15 e si arriva alle 18.30. Una soluzione perfetta, pensavo: ma non avevo fatto i conti col destino (o meglio, col vettore)…
Arrivato in aeroporto in perfetto orario, espletati tutti i controlli di sicurezza, mi accingo ad attendere la partenza. Quand’ecco che arriva la notizia, dagli altoparlanti: il volo per Roma partirà 50 minuti dopo, a causa del ritardo dell’aeromobile in arrivo. Subito si diffonde il panico: visto che avevo un’ora per prendere la coincidenza per Lamezia, praticamente mi stanno dicendo che perderò il secondo aereo! Andiamo ad informarci… Ed ecco che iniziano le note dolenti, perchè la mancanza di assistenza, in questi casi, irrita più del disguido stesso che si è costretti a subire 🙁
Le addette al check-in, in chiaro imbarazzo, non sanno cosa dirci: prima ci dicono che anche il volo da Roma è in ritardo, poi si correggono dicendo che non è in ritardo ma forse intanto che arriviamo a Roma ritarderà (!!!). Ad ogni modo, non ci possono assicurare che troveremo il volo per Lamezia: l’equipaggio sarà avvisato dell’arrivo in ritardo delle coincidenze, ma non è detto che ci aspettino. Se perdiamo il volo, il successivo è alle 21.50, e comunque e’ tutto pieno. A questo punto, qualunque compagnia aerea normale si fa due conti, ammette di aver fallito la propria missione e di non essere riuscita a portarti a destinazione in un tempo ragionevole, si scusa e cerca di proporti una soluzione. Alitalia no: in questi casi (che sono la normalità, a quanto pare) la prassi è mandare il passeggero allo sbaraglio, fargli sopportare attese e ritardi, farlo correre da un gate all’altro per scoprire se e quando arriverà a destinazione.
Questo è quello che è successo a me e agli altri passeggeri nelle mie stesse condizioni quel giorno: l’addetta al check-in, finito il proprio turno (mentre l’aereo accumulava altro ritardo, fino ad arrivare a 110 minuti), è stata sostituita da una collega molto più ermetica, che si è limitata a fornirci le lettere di reclamo (le stesse che si trovano su internet, tra l’altro), a dirci che in tutto l’aeroporto di Verona non c’è nessuno dell’Alitalia con cui potessimo parlare e che quindi ci conveniva andare a Roma, dove ci avrebbero dato sicuramente assistenza. Nel peggiore dei casi, se il primo volo utile sarà il mattino successivo, Alitalia provvederà a pagarmi l’albergo e la cena. Che bella prospettiva: passare la notte di Natale a spese di Alitalia, ma da solo ed in un albergo a Fiumicino!!!
Ad ogni modo, ormai rassegnati, ci siamo raggruppati per destinazione (io ho trovato altri due passeggeri diretti a Lamezia) e, arrivati a Roma, siamo corsi a vedere se il nostro aereo fosse partito. Pensate che rabbia quando abbiamo scoperto che era partito 10 minuti prima del nostro arrivo.. A questo punto, bisognava andare al Banco Transiti a chiedere che ne sarebbe stato di noi. Dopo aver fatto un bel po’ di fila (perchè ovviamente, dopo l’arrivo di un volo in ritardo, il Banco è pieno) ci dicono quello che sapevamo già: il prossimo volo è alle 21.50, risulta pieno. Le possibilità che ci offrono sono due: o aspettiamo questo volo, sperando che qualcuno non si presenti (in modo da prendere il loro posto), oppure andiamo direttamente in albergo, a Ostia, e ci ripresentiamo il mattino seguente per il volo delle 9.00. Esasperati dalle inutili attese già subìte, ovviamente, decidiamo di andare a mangiare ed a dormire. Aspettare altre 3 ore in aeroporto, con la concreta probabilità di non essere imbarcati, non è certo una prospettiva appetibile a questo punto…
Ormai rassegnati, ci dirigiamo all’abergo assegnatoci: il resto della serata è stato abbastanza piacevole, quantomeno per la sua originalità! Alla fine, ho cenato con i miei compagni di sventura, che avevo appena conosciuto e sono stati davvero di ottima compagnia (altro che Alitalia!!!), dopo cena siamo andati a fare un giro nell’unico bar aperto di Ostia (capirete che Ostia Lido, la notte di Natale, è tutt’altro che frequentata!), dove abbiamo incontrato altre persone che, per un motivo o per un altro, si trovavano a passare il Natale da soli.. Almeno mi sono fatto dei nuovi amici! 🙂
Per quanto riguarda il trattamento, invece, il voto è un classico “senza infamia e senza lode”: albergo normale, in mezzo al nulla di un’Ostia deserta, pieno zeppo di persone che avevano perso l’aereo, e senza ristorante (la cena è stata un buffet primo-secondo-contorno, per lo più roba fredda e cibo in scatola).
Il mattino seguente ci svegliamo di buon’ora per prendere il volo tanto agognato. Sarà di nuovo un viaggio all’insegna dei ritardi (autobus per l’aeroporto: mezz’ora di ritardo, aereo: un’ora di ritardo), ma almeno alla fine siamo arrivati a casa!
Ieri, dopo 20 giorni dalla mia avventura (e dal mio inevitabile reclamo…) il call-center di Alitalia mi chiama per comunicarmi il motivo del ritardo (l’aereo per Roma è stato un’ora in riparazione per un guasto) e per sapere se avevo avuto l’assistenza (vitto e alloggio) durante la mia attesa. Gli ho risposto che avevo avuto vitto e alloggio durante la mia attesa a Roma (e ci mancherebbe altro!), ma che non mi ritengo affatto soddisfatto del servizio e del trattamento ricevuto, soprattutto ora che mi hanno confermato che il ritardo non è dovuto a cause esterne ma alla manutenzione dell’aeromobile: e chi se ne dovrebbe occupare se non Alitalia??? Se non sono capaci di mantenere una flotta di aeromobili in funzione, allora non sono più una compagnia aerea… Per quanto mi riguarda, non mi fiderò mai più di Alitalia, eviterò i loro voli come la peste e sconsiglierò tutti di affidarsi, per i propri spostamenti, alla cosiddetta compagnia di bandiera: ci sono molti altri modi di muoversi in Italia, e Alitalia rappresenta senza dubbio uno dei meno affidabili.

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