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Il Codice Da Vinci, quello vero, in 3D

Questo non è un post letterario o cinematografico: nonostante il titolo sembri richiamare il grande successo letterario di Dan Brown (o la successiva trasposizione cinematografica di Ron Howard), l’argomento di oggi è il vero codice di Leonardo Da Vinci, il cosiddetto “Codice Atlantico”, che si trova più vicino di quanto molti di voi pensino (anzi, scommetto che ci siete passati diverse volte a pochi metri senza saperlo). Lo spunto mi è venuto dalla visita di una bellissima mostra, intitolata “Il mondo di Leonardo”, in piazza della Scala a Milano. La mostra (visitabile fino al 31 ottobre 2014) fa parte di una delle tante esibizioni portate in giro per il mondo per far conoscere il più grande genio italiano di tutti i tempi, e utilizza diverse tecniche interattive (modelli in scala, ricostruzioni in 3D, presentazioni, filmati) per illustrare gli oggetti disegnati da Leonardo durante la sua vita (dalle macchine volanti agli strumenti musicali, dalle opere di ingegneria civile alle macchine da guerra). Così, di fronte agli occhi del visitatore, si materializza un mondo fatto di animali meccanici, ponti mobili, clavicembali portatili, gru, pompe idrauliche, bombarde, sommergibili, eliche volanti, paracadute, e tanto altro ancora. Continua a leggere “Il Codice Da Vinci, quello vero, in 3D”

Il Festivaletteratura e Mantova

Gli scrittori li riconosci già da bambini. Sono quelli che tornano dalla scuola e iniziano a raccontare a mamma e papà tutto quello che hanno fatto, ma proprio tutto. I genitori, dopo un po’ si annoiano e non li ascoltano più. È qui che si distinguono i futuri scrittori di gialli: sono quelli che un bel giorno dicono “Non immaginerete mai cosa ha fatto oggi la maestra…”. A questo punto, i genitori terrorizzati si voltano a chiedergli “Cosa?!?”. E il futuro giallista, prima di rispondere, si versa con calma un bicchiere d’acqua: ha appena scoperto il piacere della suspance…

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Il Cavalier Calabrese

Qualche giorno fa ho avuto la possibilità di visitare la mostra Mattia Preti. Della fede e umanità, che si teneva a Taverna, bellissimo paese della presila catanzarese dove l’artista nacque nel 1613, esattamente 400 anni or sono. Per me è stata un’ottima occasione per rinfrescare le conoscenze su questo mio illustre conterraneo: già nel 1999, infatti, ero a Catanzaro quando il capoluogo celebrava il tricentenario della morte dell’artista con la mostra Mattia Preti, il Cavaliere Calabrese, presso il complesso monumentale del San Giovanni. Ora, se vi siete persi la mostra di Taverna (che chiudeva il 21 aprile), vi conviene valutare l’opportunità di fare un salto a Malta, dove l’esposizione di opere provenienti da vari luoghi (dal Prado di Madrid al Louvre di Parigi, dal Museo di Capodimonte di Napoli alla Pinacoteca di Brera di Milano, dai Musei Vaticani agli Uffizi di Firenze) si trasferisce dal 4 maggio al 7 luglio.

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La sottile linea tra il falso e il vero

Vi segnalo una mostra gratuita, a Palazzo Reale a Milano, visitabile fino al 24 marzo. S’intitola “Il vero e il falso” ed è allestita a cura del Museo Storico della Guardia di Finanza. La mostra, itinerante, è già stata in diverse città italiane. Io l’ho scoperta per caso: ero in piazza Duomo, con un po’ di tempo da far passare prima del prossimo treno. Alla fine mi sono talmente appassionato che quel treno l’ho perso..

L’esposizione si apre con una serie di teche contenenti esempi di falsificazioni di monete antiche: la pratica era ben nota già in Grecia, dove i falsari riproducevano le monete preziose usando metalli più economici per poi ricoprirle di un sottile strato d’oro o d’argento: solo l’usura di questo strato rivelava, molto tempo dopo, l’inganno sottostante.

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Sì, viaggiare! Ma con curiosità

Laptop with Airplane ca. 2003

Se seguite questo blog avrete sicuramente notato che mi piacciono i viaggi e il turismo, come dimostrano i miei post sul Portogallo e su Mantova… L’estate è sicuramente il periodo in cui la voglia di partire (e lasciarsi alle spalle per un po’ tanti mesi di dura attività) si manifesta con più forza, e la recente notizia dell’atterraggio (o forse sarebbe più giusto “ammartaggio“?) della sonda della NASA su Marte mi ha portato a riflettere molto sul significato del viaggio. Mi direte (e a ragione): cosa c’entra una missione spaziale con una gita fuori porta? A parte che in certe condizioni può risultare molto più difficile quest’ultima (come raccontavo in un vecchio post di disavventure di viaggio), ciò che mi ha colpito particolarmente è il nome che gli scienziati hanno assegnato alla sonda da inviare a più di 500 milioni di km da qui: Curiosity. Cos’altro, infatti, se non la curiosità poteva spingere degli uomini verso un’impresa che richiede sforzi immani, tecnica perfetta e coordinamento assoluto? La manovra di atterraggio ha dovuto essere studiata con tanta precisione (poichè non c’era spazio per imprevisti ed errori) che i tecnici l’hanno ribattezzata “i 7 minuti di terrore“, ma questa è un’altra storia (che meriterebbe un post a parte: lo scriverò se qualcuno manifesta il proprio interesse nei commenti qui sotto).

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L’abbraccio più lungo della storia

L’amor che move il sole e l’altre stelle“: così Dante chiudeva la sua Divina Commedia. E come dargli torto? Le nostre vite non avrebbero lo stesso senso se non ci fosse qualcuno al nostro fianco a condividere le gioie e i dolori, le vittorie e le sconfitte, le conquiste e le disfatte grandi e piccole di tutti i giorni… O almeno ci piace pensare che sia così, se non altro per scacciare il pensiero che siamo solo delle macchine programmate per nascere, riprodursi e morire secondo uno schema dettato da Madre Natura. Non sarò certo io, qui, a eviscerare questa domanda sul senso della vita, dell’universo e di tutto quanto (la cui risposta, comunque, è 42), non potrei neanche lontanamente avvicinarmi all’affascinante analisi che il biologo/filosofo Jacques Monod ne fa nel suo saggioIl caso e la necessità. Quello che posso dire qui, e che l’imminente ricorrenza della festa di San Valentino ci ricorda ogni anno, è che l’uomo tifa da sempre, per sua natura, per la necessità: che sia vero o meno, noi tendiamo a credere che tutto ciò che facciamo abbia un fine e l’Amore è di gran lunga il fine più bello che l’umanità abbia potuto inventare nella sua storia. Allora, il 14 febbraio o in qualsiasi altro giorno dell’anno, non dimenticate di esprimere alle persone a cui tenete tutto il vostro amore: contribuirete a perpetuare questa bellissima convenzione che da millenni ci rende tutti, con i nostri pregi e i nostri difetti, meravigliosamente umani.
Per i meno romantici e per quelli legati ai fatti concreti, invece, veniamo al nocciolo del post: cercheremo di dare un valore numerico alla frase che senza pensarci ci scambiamo quando siamo innamorati: “per sempre”. Continua a leggere “L’abbraccio più lungo della storia”

Destinazione… Portogallo!

Cominciamo da una domanda semplice: di dove era Sant’Antonio di Padova? La risposta a questa domanda (che i più curiosi possono andare a leggere alla fine del post) basterebbe a zittire qualunque nazionalista nostrano, e a convincerlo che qualsiasi forma di xenofobia andrebbe punita come la bestemmia in campo: cartellino rosso e due giornate di squalifica. La ricchezza intellettuale e culturale (che, tra l’altro, non potrà mai essere tassata…) nasce soprattutto dallo scambio, e lo scambio è tanto più proficuo quanto più l’altro è diverso da noi (quale arricchimento porterebbe il confronto con le sole persone identiche a noi? Posto che esista, a questo mondo, una persona identica a un’altra…). Continua a leggere “Destinazione… Portogallo!”

Il “mantovano volante” e la “locomotiva umana”

Oggi voglio parlarvi di due grandi personaggi di Mantova, due grandi uomini sportivi del secolo scorso. In un post precedente avevo già fatto il nome di uno, l‘automobilista Tazio Nuvolari; l’altro, Learco Guerra, è stato un celebre ciclista. E visto che in questi giorni si stanno correndo le prime tappe del Giro d’Italia (purtroppo funestate dalla tragica morte di Weylandt) inizierò a parlarvi proprio di quest’ultimo. Continua a leggere “Il “mantovano volante” e la “locomotiva umana””

Mantua me genuit…

Nei miei post che parlavano di Mantova, la città che mi ospita e che sto scoprendo poco a poco, vi avevo promesso di approfondire alcune storie sui personaggi importanti legati a questa città: dall’architetto Leon Battista Alberti al pittore Andrea Mantegna, dal pilota Tazio Nuvolari al musicista Claudio Monteverdi, passando per il poeta latino Virgilio. Ed è proprio da quest’ultimo che voglio cominciare a mantenere la mia promessa: la città di Mantova, infatti, è talmente legata alla sua figura da essere spesso indicata come “la città virgiliana”. Qui infatti, nel 70 a.C., nacque Publio Virgilio Marone, come testimonia l’epigrafe scolpita sulla sua tomba:

Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope

ovvero “Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, mi tiene ora Napoli“. Il fatto di essere nato a Mantova e di essere stato rapito dalla Calabria, in particolare, mi ha fatto subito sentire di avere qualche similitudine col poeta, visto che la mia storia, finora, e’ stata esattamente speculare: io sono nato in Calabria, e ad un certo punto della mia vita mi sono trasferito a Mantova. Ad un’analisi più attenta dell’iscrizione (che si trova a Napoli, luogo della sepoltura), però, si evince subito che la mia interpretazione richiede un pò troppe licenze poetiche: innanzitutto perchè il luogo effettivo di nascita non è Mantova, ma il vicinissimo borgo di Andes (che oggi si chiama, non a caso, Virgilio); poi perchè il “rapuere” si riferisce alla tragica ed improvvisa fine del poeta, morto mentre tornava in nave da un viaggio in Grecia; infine (ma questa è la differenza più grande) perchè “Calabri” non si riferisce affatto alla Calabria: la morte avvenne infatti nei pressi di Brindisi, nel Salento, che all’epoca era chiamato Calabria (come ho già scritto in un altro post, l’odierna Calabria era in antichità chiamata Italia). Continua a leggere “Mantua me genuit…”

I Sacri Vasi di Sant’Andrea

No, non è l’anteprima di un nuovo romanzo di Dan Brown.. Oggi vi voglio parlare nuovamente di Mantova, la città che mi ospita, iniziando da una reliquia molto venerata qui in città, anzi due: i Sacri Vasi del Sangue di Cristo. Si tratta di due vasi che, secondo la leggenda, contengono la terra raccolta ai piedi della croce, intrisa del sangue fuoriuscito dal costato di Gesù. A raccoglierla, sempre secondo la leggenda, fu Longino, il centurione romano che con la sua lancia trafisse quel costato: dopo che il contatto con il preziosissimo sangue gli aveva guarito istantaneamente gli occhi malati, Longino si convertì ed iniziò a viaggiare per il mondo per testimoniare la sua fede. Morì martire pochi anni dopo, proprio a Mantova, portando con sè il segreto dei vasi che aveva seppellito in un luogo nascosto. Continua a leggere “I Sacri Vasi di Sant’Andrea”

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