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M.C. Escher, l’inventore del selfie

Hand-with-Reflecting-Sphere-1935Guardate l’immagine qui accanto, e ditemi se la prima parola che vi viene in mente non è “selfie”. La differenza con quelli che fate quotidianamente con i vostri smartphone è che questa è stata realizzata a mano, utilizzando una sfera riflettente, nel 1935. L’autore, Maurits Cornelis Escher (si pronuncia “èscer”, so che ve lo stavate chiedendo), ha utilizzato questo espediente per ritrarre su una superficie a due dimensioni uno spazio tridimensionale: ma non gli bastava, come succedeva dall’invenzione della prospettiva in poi, rappresentare la profondità su un piano, lui voleva andare oltre e mostrare, oltre a quello che aveva davanti agli occhi, anche ciò che si trovava dietro di sè (compreso se stesso). La riflessione deformante della sfera diventa quindi un espediente per includere nel soggetto dell’opera tutto l’ambiente circostante: le quattro pareti, il soffito, il pavimento e tutto ciò che si trova nella stanza. Un po’ come si fa nella realtà virtuale (quella di Google Street View o delle foto a 360°, o Photosphere), ma senza l’aiuto della tecnologia.
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Il Festivaletteratura e Mantova

festivaletteraturaGli scrittori li riconosci già da bambini. Sono quelli che tornano dalla scuola e iniziano a raccontare a mamma e papà tutto quello che hanno fatto, ma proprio tutto. I genitori, dopo un po’ si annoiano e non li ascoltano più. È qui che si distinguono i futuri scrittori di gialli: sono quelli che un bel giorno dicono “Non immaginerete mai cosa ha fatto oggi la maestra…”. A questo punto, i genitori terrorizzati si voltano a chiedergli “Cosa?!?”. E il futuro giallista, prima di rispondere, si versa con calma un bicchiere d’acqua: ha appena scoperto il piacere della suspance…

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Il Cavalier Calabrese

Qualche giorno fa ho avuto la possibilità di visitare la mostra Mattia Preti. Della fede e umanità, che si teneva a Taverna, bellissimo paese della presila catanzarese dove l’artista nacque nel 1613, esattamente 400 anni or sono. Per me è stata un’ottima occasione per rinfrescare le conoscenze su questo mio illustre conterraneo: già nel 1999, infatti, ero a Catanzaro quando il capoluogo celebrava il tricentenario della morte dell’artista con la mostra Mattia Preti, il Cavaliere Calabrese, presso il complesso monumentale del San Giovanni. Ora, se vi siete persi la mostra di Taverna (che chiudeva il 21 aprile), vi conviene valutare l’opportunità di fare un salto a Malta, dove l’esposizione di opere provenienti da vari luoghi (dal Prado di Madrid al Louvre di Parigi, dal Museo di Capodimonte di Napoli alla Pinacoteca di Brera di Milano, dai Musei Vaticani agli Uffizi di Firenze) si trasferisce dal 4 maggio al 7 luglio.

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La sottile linea tra il falso e il vero

Vi segnalo una mostra gratuita, a Palazzo Reale a Milano, visitabile fino al 24 marzo. S’intitola “Il vero e il falso” ed è allestita a cura del Museo Storico della Guardia di Finanza. La mostra, itinerante, è già stata in diverse città italiane. Io l’ho scoperta per caso: ero in piazza Duomo, con un po’ di tempo da far passare prima del prossimo treno. Alla fine mi sono talmente appassionato che quel treno l’ho perso..

L’esposizione si apre con una serie di teche contenenti esempi di falsificazioni di monete antiche: la pratica era ben nota già in Grecia, dove i falsari riproducevano le monete preziose usando metalli più economici per poi ricoprirle di un sottile strato d’oro o d’argento: solo l’usura di questo strato rivelava, molto tempo dopo, l’inganno sottostante.

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Sì, viaggiare! Ma con curiosità

Se seguite questo blog avrete sicuramente notato che mi piacciono i viaggi e il turismo, come dimostrano i miei post sul Portogallo e su Mantova… L’estate è sicuramente il periodo in cui la voglia di partire (e lasciarsi alle spalle per un po’ tanti mesi di dura attività) si manifesta con più forza, e la recente notizia dell’atterraggio (o forse sarebbe più giusto “ammartaggio“?) della sonda della NASA su Marte mi ha portato a riflettere molto sul significato del viaggio. Mi direte (e a ragione): cosa c’entra una missione spaziale con una gita fuori porta? A parte che in certe condizioni può risultare molto più difficile quest’ultima (come raccontavo in un vecchio post di disavventure di viaggio), ciò che mi ha colpito particolarmente è il nome che gli scienziati hanno assegnato alla sonda da inviare a più di 500 milioni di km da qui: Curiosity. Cos’altro, infatti, se non la curiosità poteva spingere degli uomini verso un’impresa che richiede sforzi immani, tecnica perfetta e coordinamento assoluto? La manovra di atterraggio ha dovuto essere studiata con tanta precisione (poichè non c’era spazio per imprevisti ed errori) che i tecnici l’hanno ribattezzata “i 7 minuti di terrore“, ma questa è un’altra storia (che meriterebbe un post a parte: lo scriverò se qualcuno manifesta il proprio interesse nei commenti qui sotto).

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