Man on the Moon

Il titolo di questo post l’ho copiato del bellissimo film con Jim Carrey del 1999 sulla vita del comico americano Andy Kaufman, che prese il titolo, a sua volta, dalla splendida canzone dei REM del 1992, sempre dedicata a Kaufman. Il ritornello della canzone dice: “If you believed they put a man on the moon..”, ovvero “Se hai creduto che un uomo sia arrivato sulla luna..”, usando questo evento (lo sbarco dell’uomo sulla luna) come esempio di racconto a cui risulta difficile, se non impossibile, credere (esattamente come erano assurde tutte le scenette comiche che Kaufman rappresentava in tv). E in effetti, sebbene l’intera umanità abbia potuto assistere all’evento in diretta televisiva, sono ancora in molti a nutrire e diffondere dubbi sulla veridicità di quel fatto storico di cui lo scorso luglio si è festeggiato il quarantennale. Dubbi più che legittimi, visto che si parla di un’impresa che ha dell’incredibile: portare 3 uomini in orbita terrestre, spingerli in orbita lunare, farne scendere due sul satellite con un veicolo minuscolo ma capace di ripartire dalla Luna e riagganciarsi al veicolo principale che li riporti sani e salvi sulla terra… Nessuno dotato di un minimo di senso della realtà potrebbe credere ad un racconto del genere, soprattutto se questo racconto risalisse alla fine degli anni ’60, in cui non si avevano a disposizione molte delle tecnologie che oggi usiamo quotidianamente e ci rendono tutto più facile! Non senza delle prove concrete, per lo meno.. E le immagini televisive sgranate che ci mostrano di solito riguardo all’evento, in effetti, non sono così inoppugnabili come prove.
Negli ultimi anni internet ha dato la possibilità a tutti di esprimere liberamente i propri dubbi al riguardo.. l’altra faccia della medaglia è che ora qualunque squilibrato può proporre la propria teoria bislacca e ritrovarsi con un folto seguito di sostenitori convinti dal fascino del complotto! Purtroppo, anche alcuni esponenti dei media tradizionali (che dovrebbero essere più avveduti dell’utente medio) si lasciano convincere da tesi quantomeno sospette senza alcuno spirito criticoverifica seria delle fonti, solo per soddisfare la sete di scoop del proprio pubblico.. L’effetto collaterale è un circolo vizioso, in cui fonti autorevoli danno credito a fonti non autorevoli, conferendo autorevolezza in maniera acritica: se la catena si allunga (per esempio, se Corriere.it ripubblica un trafiletto dell’Espresso, che si rifà ad un articolo del Times, che recensiva un libro scritto da un tizio che ha imbastito un’indagine semiseria a partire da un commento su un blog.. non guardatemi così: queste cose succedono davvero!), si rischia di mettere in giro informazioni assurde rendendo impossibile la verifica delle fonti a chiunque volesse semplicemente ricostruire la verità dei fatti.
Con gli sbarchi lunari, le cose sono andate esattamente così: a distanza di anni, e con l’affievolirsi delle convinzioni dell’opinione pubblica (ormai composta da una maggioranza di persone che non hanno vissuto l’evento direttamente), le tesi del complotto hanno cominciato a diffondersi tra la gente, prima su rari libri da bancarella, poi su internet, fino ad arrivare sulle reti televisive nazionali. Per fortuna, esiste anche una folta schiera di persone che ha a cuore la verità dei fatti, e cercando di mettere da parte qualunque pregiudizio e posizione di principio usa il materiale migliore che si possa trovare (e su internet ce n’è davvero tanto) per dare il giusto peso alle teorie proposte in rete e smontare quelle che vengono proposte in maniera maliziosa e fuorviante ad un pubblico troppo poco informato. Queste persone sono definite debunkers (“demistificatori”, “smascheratori”), ed uno di loro, Paolo Attivissimo, ha fatto dell’analisi delle tesi di complotto lunare un bellissimo libro (scaricabile gratuitamente), che ho letto ultimamente con molto piacere: “Luna? Sì, ci siamo andati”. Sfogliandone le pagine (anche in formato elettronico..) non solo ho trovato la spiegazione razionale e scientifica di tutti quei “misteri” che vengono spesso riproposti dai vari media (dalle anomalie delle foto scattate sulla luna alle presunte impossibilità tecnologiche legate all’impresa), ma ho anche avuto modo di scoprire un numero impressionante di dettagli tecnici, di retroscena e di curiosità legate all’impresa più stupefacente che l’Uomo abbia portato a termine nel secolo passato.. Un’impresa che ha dell’incredibile, ma che proprio per questo merita di essere celebrata e conosciuta da tutti per quello che effettivamente è: la dimostrazione tangibile delle infinite possibilità che la scienza, la natura e l’intelligenza umana possono realizzare con l’aiuto della tecnologia. Da leggere assolutamente!

Cuore di Tenebra

Ho da poco finito di leggere Cuore di tenebra, il bellissimo (e breve) romanzo di Joseph Conrad che racconta le avventure dei colonialisti europei che si addentrano nel cuore del continente africano alla ricerca di avorio. Non sto a raccontarvi i particolari della trama e dei significati che si celano dietro al romanzo, per questo c’è l’ottima Wikipedia, ma vale la pena di notare come questo racconto del 1899 sia alla base di un capolavoro del cinema moderno come Apocalypse Now. Questo film, pur ambientato in Vietnam, riprende molto del romanzo di Conrad, specialmente il personaggio di Kurtz (un maldestro ma indimenticabile tentativo di effettuare un parallelo tra le due storie lo ricordo nel film Paz… le risate sono assicurate!). Ma la cosa che piu’ mi ha colpito non riguarda il contenuto del romanzo, bensì la forma con cui è scritto. Per narrare la storia degli uomini che si addentrano fin nel cuore della tenebra, in un viaggio che sembra a ritroso nel tempo, fino a scoprire l’orrore che è presente nel loro stesso animo, Conrad si affida alle parole di un marinaio, Marlow, che rivive tutta la storia come un lontano ricordo. E’ stupefacente come le migliori metafore della vita umana ruotino tutte intorno ai concetti di mare e navigazione: leggendo romanzi come Oceano mare di Baricco o ascoltando canzoni come Titanic di De Gregori, chiunque si sente coinvolto con la storia in maniera estremamente naturale, e sentir parlare di “viaggio“, “deriva“, “tempesta“, “naufragio“, “bussola“, ecc. richiama inevitabilmente le vicende di tutti i giorni, vissute da ognuno di noi. E’ questo il motivo per cui Conrad mette in bocca a Marlow frasi del tipo:

Che buffonata la vita: questa misteriosa combinazione di logica impietosa per un futile scopo. Tutto quello che ci si può aspettare, è una qualche conoscenza di se stessi – che viene troppo tardi – e un mucchio di inestinguibili rimpianti.

Perchè alcuni concetti, detti da un marinaio, assumono un significato molto più profondo e vero.. Perchè in bocca a chi ha lottato contro le correnti, queste parole assumono molto più significato di un trattato di filosofia e ci sanno spiegare alla perfezione chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando. O almeno così ci pare mentre leggiamo Cuore di tenebra.. ed è per questo che ve lo consiglio 🙂 Buona lettura!

Come si scrive un blog?

Rieccomi qui, dopo un po’ (troppo).. E’ che in questi giorni, mi sono dedicato a completare le pagine del mio sito (lo avete visto? che ve ne pare?). Ora, sicuramente, il mio obiettivo sara’ quello di inserire su questo blog un po’ di contenuti.. notizie, idee, pensieri, riflessioni. Ma cominciamo dall’inizio: quale dovrebbe essere l’approccio corretto alla scrittura di un blog? Cosa ci si dovrebbe scrivere e cosa no? Quanto devono essere lunghi i post, e con quale frequenza vanno scritti? Come alcuni di voi sapranno, questo mio blog raccoglie l’eredità di Valencia e dintorni, il mio primo diario su Internet, e da quella esperienza ho sicuramente imparato qualcosa… Vediamo un po’ se riesco a condividere questa mia esperienza di blogger col resto del mondo 😉
Innanzitutto, la lunghezza dei post: un blog non e’ un giornale, e la pazienza dei lettori computerizzati e’ notoriamente inferiore a quella dei lettori cartacei! Un pratico espediente, che solo ora sto iniziando ad usare (forse, anche ad abusare) e’ quello di dividere i post in due parti: un sommario, da mostrare in home page, ed il resto dell’articolo da accedere tramite un apposito link (per la serie: “continua a leggere solo se sei interessato”).
Secondo punto: la formattazione: bisogna evitare assolutamente il “testo piano”, usare il grassetto ed il corsivo per evidenziare i concetti, servirsi il piu’ possibile di link per fonti ed approfondimenti.. L’occhio del lettore si muove velocemente sulla pagina web: spesso un articolo, prima di essere letto, viene “sfogliato” con una rapida occhiata (in cui il lettore si chiede: ho il tempo di leggerlo tutto? posso leggere direttamente l’informazione che mi serve, saltando il resto?). Anche per questo motivo, e’ molto importante che il post sia corredato da oggetti multimediali: se non video (che succhiano la banda e richiedono tempo per essere visti), almeno immagini: ogni post dovrebbe avere un’immagine esplicativa in testa, che per il lettore e’ importante quanto il titolo del post stesso!
Per quanto riguarda i contenuti, l’ideale sarebbe avere un tema, un filo conduttore che unisca tutti i post in modo coerente: solo cosi’ il lettore occasionale sarà invogliato a leggere qualcos’altro oltre a quello che Google, o un link da un altro sito, gli ha suggerito. Questo filo conduttore puo’ essere qualsiasi cosa: per un lungo periodo, ho scritto i miei post su Valencia e dintorni in due lingue: italiano e spagnolo, e questo ha portato (devo dire in maniera inaspettata) alcuni studenti di spagnolo a leggerli 🙂 A proposito di forma e contenuto, poi, chi è capace di scrivere in buono stile ha un’arma in piu’ dalla propria parte: puo’ catturare il lettore con le proprie capacità affabulatorie.

Ultimo punto (ma ce ne sarebbero anche altri..): la frequenza dei post. Anche il blog e’, a suo modo, un “periodico”, e chi lo legge (il “consumatore” di informazioni) ha bisogno di una certa regolarità nella “fornitura” di queste informazioni! Il post “in vigore” (l’ultimo scritto dall’autore), deve restare in cima all’elenco per il tempo sufficiente affinchè chi occasionalemente visita il blog lo legga; ma se il lettore occasionale trova sempre lo stesso post in cima al blog, egli sarà inconsciamente indotto a visitare il blog con minor frequenza! Il problema e’ meno grave se il lettore usa un lettore di feed (un programma che ti avvisa automaticamente quando vengono pubblicate delle novità su una pagina web di interesse), ma anche in questo caso la sindrome del “niente di nuovo sul fronte occidentale” potrebbe dare una deleteria idea di abbandono al blog. Se dovessi suggerire una regola generale, direi che un paio di post a settimana vanno benissimo!
Ora che ho scoperto le mie carte, vediamo un po’ se io stesso riesco a rispettare queste mie semplici regole (anche se gia’ questo post ne elude qualcuna..). Alla prossima!

A Dutiful Mind???

Rieccomi, come promesso, a scrivere su questo blog due parole riguardo al titolo.. “A Dutiful Mind”. Si nota facilmente che è un gioco di parole sul titolo del film “A Beautiful Mind” (un bel film di qualche anno fa, sul matematico John Nash). In quel caso, la storia trattava di un genio paranoico, un personaggio continuamente in bilico tra intuizioni brillanti e follia alienante.
Io, fortunatamente, non aspiro nè alle une nè all’altra 🙂 Questo blog dovrebbe rappresentare sul web i pensieri di una mente che, più che “beautiful”, sia “dutiful”: ovvero, desiderosa di compiere il proprio dovere. Il dovere della mia mente (e in generale di tutte le menti) è quello di ragionare su ciò che la circonda, di raccogliere voci, suoni, immagini, fatti, rielabolarli ed analizzarli, e generare le proprie impressioni originali, la propria sintesi, nel migliore dei casi le proprie idee. E’ proprio quello che cercherò di fare su queste pagine: raccoglierò qui le notizie e le osservazioni più interessanti che troverò (in giro per il mondo, o in Rete) e le rielaborerò cercando di farne degli spunti di riflessione e degli stimoli per i miei (sempre pochi..) lettori. Speriamo di riuscirci! Alla prossima..

Benvenuti!

Ciao a tutti i miei lettori (per il momento, credo che siano piu’ o meno zero…)! Questo e’ il primo post sul mio nuovo blog, che come di consueto e’ un post di benvenuto a tutti quelli che leggeranno.. in realta’, solo ai primi, visto che non avrò l’accortezza che ha avuto quel tizio che ha datato il primo post del suo blog 1 gennaio 3000 (in modo da farlo apparire sempre in cima agli altri..). Da parte mia, spero di aggiungere presto un bel po’ di contenuti per far dimenticare questo messaggio iniziale..: recensioni, racconti, storie e storielle, curiosita’, novita’, dritte, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta! Eh già: avete capito benissimo: l’accozzaglia di cose che ho appena scritto serve solo a nascondere il fatto che non ho ancora idea di cosa andro’ a scrivere su questo blog.. Per ora, so solo che dev’essere qualcosa di personale che possa destare l’interesse di qualcuno che gironzola per la Rete.. Innanzitutto, mi propongo di dare al più presto una spiegazione plausibile per il titolo del blog: A Dutiful Mind. Alla prossima, quindi!

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