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L’eleganza del riccio

Rieccomi qui, dopo qualche mese di assenza (troppi, e non è la prima volta!) a scrivere qualcosa sul mio blog. Nonostante il titolo, questo non è un post per parrucchieri… Oggi vorrei parlarvi di un libro che ho letto da poco, “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery. Un romanzo uscito in Francia nel 2006, da cui è stato anche tratto il film “Il riccio” due anni dopo. Certo, non è proprio l’ultima uscita in libreria, ma se pensate che l’ultima mia recensione era un racconto di Conrad del 1899 (Cuore di Tenebra) vedrete che sto compiendo significativi passi avanti verso l’attualità… Che poi l’attualità, per le opere d’arte, non è mai un fatto di data: anzi, un prodotto dell’ingegno umano è tanto più bello quanto più esso risulta slegato da un periodo e da un destinatario particolare. I veri capolavori sono quelli che possono essere letti (o visti, o ascoltati) in ogni tempo e da chiunque, e ad ogni lettura (o visione, o ascolto) ci sembra che stiano parlando esclusivamente a noi, con un messaggio valido esattamente in questo momento. E’ per questo che adoro raccontare e farmi raccontare le opere d’arte: perchè sono sempre stato convinto che un libro ci dice molto su chi lo ha scritto, ma ci dice ancora di più riguardo a chi lo ha letto! Continua a leggere

L’abbraccio più lungo della storia

L’amor che move il sole e l’altre stelle“: così Dante chiudeva la sua Divina Commedia. E come dargli torto? Le nostre vite non avrebbero lo stesso senso se non ci fosse qualcuno al nostro fianco a condividere le gioie e i dolori, le vittorie e le sconfitte, le conquiste e le disfatte grandi e piccole di tutti i giorni… O almeno ci piace pensare che sia così, se non altro per scacciare il pensiero che siamo solo delle macchine programmate per nascere, riprodursi e morire secondo uno schema dettato da Madre Natura. Non sarò certo io, qui, a eviscerare questa domanda sul senso della vita, dell’universo e di tutto quanto (la cui risposta, comunque, è 42), non potrei neanche lontanamente avvicinarmi all’affascinante analisi che il biologo/filosofo Jacques Monod ne fa nel suo saggioIl caso e la necessità. Quello che posso dire qui, e che l’imminente ricorrenza della festa di San Valentino ci ricorda ogni anno, è che l’uomo tifa da sempre, per sua natura, per la necessità: che sia vero o meno, noi tendiamo a credere che tutto ciò che facciamo abbia un fine e l’Amore è di gran lunga il fine più bello che l’umanità abbia potuto inventare nella sua storia. Allora, il 14 febbraio o in qualsiasi altro giorno dell’anno, non dimenticate di esprimere alle persone a cui tenete tutto il vostro amore: contribuirete a perpetuare questa bellissima convenzione che da millenni ci rende tutti, con i nostri pregi e i nostri difetti, meravigliosamente umani.
Per i meno romantici e per quelli legati ai fatti concreti, invece, veniamo al nocciolo del post: cercheremo di dare un valore numerico alla frase che senza pensarci ci scambiamo quando siamo innamorati: “per sempre”. Continua a leggere

I tuoi dati sono al sicuro?

Volenti o nolenti, dobbiamo ammetterlo: una parte della nostra vita é ormai digitale. A differenza dei più giovani, i cosiddetti “nativi digitali”, noi siamo nati in un mondo nel quale possedere una cosa significava averne una rappresentazione tangibile, qualcosa che si potesse toccare, conservare, mettere al sicuro e proteggere da accessi estranei. Possedevamo del denaro quando avevamo monete o banconote in tasca, e per proteggerlo lo mettevamo nel salvadanaio o in cassaforte. Conservavamo una lettera o una cartolina di un nostro amico sotto forma di un foglio di carta manoscritto. Raccoglievamo le foto a noi più care in album, dove incollavamo le stampe dei rullini che avevamo portato dal fotografo per lo sviluppo. In tutti questi rituali c’era molta meno immediatezza rispetto a oggi (il risultato di uno scatto fotografico si apprezzava dopo diversi giorni, se non settimane; le notizie contenute in una lettera erano quasi sempre vecchie e già note), ma in compenso si aveva la certezza di qualcosa di concreto a testimoniare il possesso. Oggi, tutte queste cose possono essere acquisite, condivise e conservate in maniera interamente digitale, senza il bisogno di reali oggetti fisici. Quante cose abbiamo in maniera “virtuale“? Che fine farebbero se, dall’oggi al domani, il nostro computer si rompesse? Continua a leggere

Uno per tutti… o tutti per uno???

Legiferare è un’arte… Chi scrive una legge dovrebbe farlo pensando a tutti quanti (tutti quelli che saranno soggetti a quella legge e dovranno essere messi in condizione di rispettarla). Il problema dell’Italia (soprattutto negli ultimi anni), è che da noi, ormai, non c’è nessuno che scriva le leggi per tutti; tutti, invece, sono lì a scrivere le leggi per uno!

La trilogia del Titanic

Dei mille modi in cui ci hanno raccontato la tragedia del Titanic (il transatlantico affondato da un iceberg nel 1912, sulla rotta tra Southampton e New York), come il celeberrimo film di James Cameron che nel 1997 consacrò Leonardo Di Caprio come sex symbol (con gran gioia delle mie compagne di classe, che al cinema scoppiavano in lacrime al momento dell’affondamento del loro eroe…), il mio preferito è sempre stato di gran lunga la cosiddetta “trilogia del Titanic”, ovvero le tre canzoni con le quali il principe dei cantautori italiani, Francesco De Gregori, raccontava questa storia nell’album “Titanic“, del 1982. Continua a leggere