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Punto Zero

website_2_0Per anni abbiamo sentito parlare del “Web 2.0”, di “Tecnologie 2.0” e simili, senza sapere mai davvero di cosa si stesse parlando. Non ci hanno nemmeno dato il tempo di comprendere bene cosa fosse “Duepuntozero” e cosa no, ed ecco che i media cominciano a utilizzare l’espressione “Web 3.0”. Ci siamo persi un passaggio? Siamo destinati a rimanere dei trogloditi informatici mentre un’orda di nativi digitali prende il possesso della nostra società? O siamo vittima di una (l’ennesima) supercazzola degli addetti al marketing? Per capirlo, proviamo innanzitutto a ricostruire l’origine e il significato dell’espressione “2.0”. Continua a leggere

Plutone è un pianeta? Sì, ma solo in Illinois

plutoneQuesto post nasce da una domanda apparentemente semplice, posta da un amico, una di quelle domande a cui si potrebbe tranquillamente rispondere con un sì o un no, ma che, se si ha la pazienza di approfondire un po’, nasconde una storia curiosa e sorprendente. E ha una morale, questo post, che vi rivelo subito per non tenervi sulle spine: nella vita, non date mai nulla per scontato. Nulla. Mai. Nemmeno ciò che credete di sapere da sempre.

Iniziamo dal principio (ma non certo da vicino): il pianeta Plutone. Tutti quelli della mia generazione, di fronte alla domanda che dà il titolo a questo post, rispondono tranquillamente “sì”, senza batter ciglio. Beh, certo, non tutti: in realtà la stragrande maggioranza risponderebbe “Ehhh???”, ma, tra tutti quelli che rispondono con cognizione di causa, la risposta prevalente sarà sicuramente quella affermativa. Perchè ce l’hanno insegnato a scuola, perchè lo diceva SuperQuark (mica Voyager…), perchè era scritto sull’enciclopedia (quella cartacea, che riempiva un intero scaffale della libreria di casa).

Bene, per tutti noi c’è una notizia sconvolgente, anche se non recentissima: Continua a leggere

Don’t worry, be happy!

In every life we have some trouble
But when you worry you make it double

Certe volte i pensieri più semplici sono anche i migliori: questo deve aver pensato Bobby Mc Ferrin, nel 1988, quando scrisse la canzone che lo avrebbe reso famoso in tutto il mondo. Ispirato da una cartolina degli anni ’60 con la frase “Non preoccuparti, sii felice” (motto del santone indiano Meher Baba), Bobby si chiuse in studio e registrò utilizzando tre soli strumenti: il suono della sua voce, un fischio e lo schiocco delle sue dita. Il risultato è il pezzo, piacevolissimo, che ogni tanto amo riascoltare (e rivedere nel video, in cui appare anche Robin Williams):

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Come una stella, solo che l’abbiamo fatta noi

Ho appena visto passare, sopra il cielo di casa mia, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Ad occhio nudo, nient’altro che una stella che in circa 5 minuti attraversa tutto il cielo, passando agilmente tra la costellazione di Orione e il pianeta Giove. Eppure gurdare quella stella, sapendo che si tratta di un laboratorio scientifico di 450 tonnellate, abitato da un equipaggio di astronauti, che ruota intorno al pianeta ogni ora e mezza, mi ha fatto pensare: ho pensato che noi uomini abbiamo fatto (e continuiamo a fare) cose straordinarie e impensabili… e poi brancoliamo nel buio quando si tratta di mettere d’accordo un po’ di persone e (per esempio) formare un governo.

Stasera, vado a letto con un grande “boh!”

Le elezioni e il futuro in prestito

Tra qualche ora si concluderanno le elezioni politiche 2013, quelle con la campagna elettorale più brutta, con il voto di protesta, il voto utile e il voto con il naso turato, quelle che “stavolta è diverso, stavolta cambia tutto”. Insomma, abbastanza identiche a tutte le altre elezioni che mi ricordi, da quando (e non è poco…) ho iniziato a interessarmi di politica. Alla fine, dopo gli scrutini, verrà proclamato un vincitore (che si sarà guadagnato il non invidiabile compito di governare un Paese pieno di contraddizioni e sull’orlo del baratro), mentre tutti gli altri si autoproclameranno soddisfatti del proprio risultato (perchè avranno ottenuto l’1% in più di quanto dicevano i sondaggi, perchè agli altri è andata peggio, perchè “almeno non siamo spariti”, e così via).
Se dovessi conservare un ricordo, un’immagine di queste elezioni, però, io mi terrei la scena a cui ho assistito stamattina al mio seggio elettorale. Una giovane mamma usciva tenendo per mano la figlioletta (che avrà avuto 4 anni o giù di lì). Parlavano in inglese, e già questo mi meravigliava (lo so che è molto provinciale meravigliarsi di vedere una bambina madrelingua inglese in Italia, ma non posso farci niente..), e la bimba chiedeva alla mamma cosa fossero venute a fare lì di domenica. La risposta è stata stupenda: “siamo venuti a scegliere le persone che nei prossimi anni faranno le scelte più importanti; per esempio, su come dovrà funzionare la tua scuola”.

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