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M.C. Escher, l’inventore del selfie

Hand-with-Reflecting-Sphere-1935Guardate l’immagine qui accanto, e ditemi se la prima parola che vi viene in mente non è “selfie”. La differenza con quelli che fate quotidianamente con i vostri smartphone è che questa è stata realizzata a mano, utilizzando una sfera riflettente, nel 1935. L’autore, Maurits Cornelis Escher (si pronuncia “èscer”, so che ve lo stavate chiedendo), ha utilizzato questo espediente per ritrarre su una superficie a due dimensioni uno spazio tridimensionale: ma non gli bastava, come succedeva dall’invenzione della prospettiva in poi, rappresentare la profondità su un piano, lui voleva andare oltre e mostrare, oltre a quello che aveva davanti agli occhi, anche ciò che si trovava dietro di sè (compreso se stesso). La riflessione deformante della sfera diventa quindi un espediente per includere nel soggetto dell’opera tutto l’ambiente circostante: le quattro pareti, il soffito, il pavimento e tutto ciò che si trova nella stanza. Un po’ come si fa nella realtà virtuale (quella di Google Street View o delle foto a 360°, o Photosphere), ma senza l’aiuto della tecnologia.
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Il Codice Da Vinci, quello vero, in 3D

Leonardo Da VinciQuesto non è un post letterario o cinematografico: nonostante il titolo sembri richiamare il grande successo letterario di Dan Brown (o la successiva trasposizione cinematografica di Ron Howard), l’argomento di oggi è il vero codice di Leonardo Da Vinci, il cosiddetto “Codice Atlantico”, che si trova più vicino di quanto molti di voi pensino (anzi, scommetto che ci siete passati diverse volte a pochi metri senza saperlo). Lo spunto mi è venuto dalla visita di una bellissima mostra, intitolata “Il mondo di Leonardo”, in piazza della Scala a Milano. La mostra (visitabile fino al 31 ottobre 2014) fa parte di una delle tante esibizioni portate in giro per il mondo per far conoscere il più grande genio italiano di tutti i tempi, e utilizza diverse tecniche interattive (modelli in scala, ricostruzioni in 3D, presentazioni, filmati) per illustrare gli oggetti disegnati da Leonardo durante la sua vita (dalle macchine volanti agli strumenti musicali, dalle opere di ingegneria civile alle macchine da guerra). Così, di fronte agli occhi del visitatore, si materializza un mondo fatto di animali meccanici, ponti mobili, clavicembali portatili, gru, pompe idrauliche, bombarde, sommergibili, eliche volanti, paracadute, e tanto altro ancora. Continua a leggere

Il Cavalier Calabrese

Qualche giorno fa ho avuto la possibilità di visitare la mostra Mattia Preti. Della fede e umanità, che si teneva a Taverna, bellissimo paese della presila catanzarese dove l’artista nacque nel 1613, esattamente 400 anni or sono. Per me è stata un’ottima occasione per rinfrescare le conoscenze su questo mio illustre conterraneo: già nel 1999, infatti, ero a Catanzaro quando il capoluogo celebrava il tricentenario della morte dell’artista con la mostra Mattia Preti, il Cavaliere Calabrese, presso il complesso monumentale del San Giovanni. Ora, se vi siete persi la mostra di Taverna (che chiudeva il 21 aprile), vi conviene valutare l’opportunità di fare un salto a Malta, dove l’esposizione di opere provenienti da vari luoghi (dal Prado di Madrid al Louvre di Parigi, dal Museo di Capodimonte di Napoli alla Pinacoteca di Brera di Milano, dai Musei Vaticani agli Uffizi di Firenze) si trasferisce dal 4 maggio al 7 luglio.

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La sottile linea tra il falso e il vero

Vi segnalo una mostra gratuita, a Palazzo Reale a Milano, visitabile fino al 24 marzo. S’intitola “Il vero e il falso” ed è allestita a cura del Museo Storico della Guardia di Finanza. La mostra, itinerante, è già stata in diverse città italiane. Io l’ho scoperta per caso: ero in piazza Duomo, con un po’ di tempo da far passare prima del prossimo treno. Alla fine mi sono talmente appassionato che quel treno l’ho perso..

L’esposizione si apre con una serie di teche contenenti esempi di falsificazioni di monete antiche: la pratica era ben nota già in Grecia, dove i falsari riproducevano le monete preziose usando metalli più economici per poi ricoprirle di un sottile strato d’oro o d’argento: solo l’usura di questo strato rivelava, molto tempo dopo, l’inganno sottostante.

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