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Natale 2013: ultima chiamata?

Limiti dello sviluppo scenario 1Anche quest’anno è finalmente giunto il Natale: tempo di bilanci, propositi, previsioni, ma soprattutto di consumismo spinto (anche in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo). Ed è proprio per questo che ho deciso di condividere con voi una storia emblematica per tanti aspetti: le intuizioni di un intellettuale (italiano) che avviano il lavoro di un gruppo internazionale di ricercatori lungimiranti, la cecità della politica e il cinismo dell’industria che riescono a cancellare agli occhi del mondo una scomoda verità, l’indifferenza della gente che rifiuta di credere che di fronte a certi eventi il cambiamento delle proprie abitudini non è più una scelta ma un obbligo. Sembra la trama di una spy story, e invece è la cronaca di quanto si è consumato sotto i nostri occhi negli ultimi decenni, raccontata egregiamente in un documentario che ho visto recentemente, dal titolo “Ultima chiamata: le ragioni non dette della crisi globale”.

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I vampiri non sono stati sempre fighi

nosferatuQuesto post è dedicato a tutte le zanzare che da qui a poco torneranno a essere le protagoniste, insopportabili, dell’estate: con affetto, vi odio.

L’estetica cinematografica degli ultimi anni ci ha regalato un’immagine del vampiro “bello e tenebroso” che ha avuto molto successo, dal Tom Cruise di Intervista col vampiro al Robert Pattinson di Twilight e sèguiti vari. Senza scomodare la psicoanalisi, in effetti, è facile trovare la sottotraccia sexy in un personaggio solitario e immortale, che vive nell’ombra e miete le sue vittime (preferibilmente fanciulle vergini) succhiando il loro sangue dalla giugulare, in un terribile abbraccio mortale: il cinema e la letteratura hanno avuto gioco facile nello sfruttare questo soggetto (che vende, eccome se vende!). Ma non tutti conoscono la storia del primo, grande Dracula cinematografico, che non era affatto il giovane belloccio di oggi (come si vede nella foto), ma rispetto agli altri ha una storia interessantissima, che merita di essere raccontata.

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L’eleganza del riccio

Rieccomi qui, dopo qualche mese di assenza (troppi, e non è la prima volta!) a scrivere qualcosa sul mio blog. Nonostante il titolo, questo non è un post per parrucchieri… Oggi vorrei parlarvi di un libro che ho letto da poco, “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery. Un romanzo uscito in Francia nel 2006, da cui è stato anche tratto il film “Il riccio” due anni dopo. Certo, non è proprio l’ultima uscita in libreria, ma se pensate che l’ultima mia recensione era un racconto di Conrad del 1899 (Cuore di Tenebra) vedrete che sto compiendo significativi passi avanti verso l’attualità… Che poi l’attualità, per le opere d’arte, non è mai un fatto di data: anzi, un prodotto dell’ingegno umano è tanto più bello quanto più esso risulta slegato da un periodo e da un destinatario particolare. I veri capolavori sono quelli che possono essere letti (o visti, o ascoltati) in ogni tempo e da chiunque, e ad ogni lettura (o visione, o ascolto) ci sembra che stiano parlando esclusivamente a noi, con un messaggio valido esattamente in questo momento. E’ per questo che adoro raccontare e farmi raccontare le opere d’arte: perchè sono sempre stato convinto che un libro ci dice molto su chi lo ha scritto, ma ci dice ancora di più riguardo a chi lo ha letto! Continua a leggere

La trilogia del Titanic

Dei mille modi in cui ci hanno raccontato la tragedia del Titanic (il transatlantico affondato da un iceberg nel 1912, sulla rotta tra Southampton e New York), come il celeberrimo film di James Cameron che nel 1997 consacrò Leonardo Di Caprio come sex symbol (con gran gioia delle mie compagne di classe, che al cinema scoppiavano in lacrime al momento dell’affondamento del loro eroe…), il mio preferito è sempre stato di gran lunga la cosiddetta “trilogia del Titanic”, ovvero le tre canzoni con le quali il principe dei cantautori italiani, Francesco De Gregori, raccontava questa storia nell’album “Titanic“, del 1982. Continua a leggere

The Terminal

Ricordate il film con Tom Hanks in cui il protagonista rimaneva intrappolato per mesi in aeroporto a causa di un disguido burocratico? Questo fine settimana ho scoperto (sulla mia pelle) che tutto questo e’ possibile.. Tutto e’ iniziato quando ho deciso di passare un fine settimana a Venezia: visto l’isolamento della Calabria col resto del mondo, il modo migliore per non impiegare tutto il weekend per arrivarci sembrava proprio l’aeroplano. Ed infatti, il sito dell’Alitalia era pieno di voli tra Lamezia Terme e Venezia, con scalo a Roma Fiumicino. Certo, non sono dei low cost, ma vuoi mettere la comodità di partire sabato mattina dalla Calabria e di tornare domenica sera? E così, non senza difficoltà (visto che il sito di Alitalia funziona spesso a singhiozzo), ho prenotato il mio biglietto online. Ovviamente, conoscendo lo stato del sistema dei trasporti (non solo aerei) in Italia, ho prenotato i voli in modo da avere un’ora di tempo per il cambio di aereo a Fiumicino, mi sembrava un tempo ragionevole! E in effetti, il cambio all’andata l’ho effettuato con tutta la tranquillità possibile.. Almeno finchè non sono salito sull’aereo per Venezia! Infatti, il comandante del volo ci ha subito avvisati che “a causa del maltempo le partenze sono lievemente ritardate”. Altro che lievemente: sulla pista c’era una fila di aeroplani talmente lunga che sembrava di essere ad un casello autostradale.. Fatta la nostra bella fila (20 minuti circa), arriva la prima sorpresa: il capitano dice “Abbiamo un problema tecnico ad una spia dell’impianto idraulico, torniamo al parcheggio”. L’aereo esce dalla fila, torna al parcheggio e dopo avere aspettato altri 20 minuti il tecnico (che sia venuto anche lui con l’aereo?), il problema viene risolto e si torna in fila. Passano ulteriori 20 minuti d’attesa per riprendere il nostro posto sulla pista di decollo, e quando siamo quasi arrivati.. colpo di scena!

Il comandante riprende la parola: “Sono sempre io, purtroppo si è ripresentato il problema al sistema idraulico.. Dovrete scendere e cambiare aereo”. Purtroppo non ci sono parole per descrivere la faccia dei molti turisti stranieri che quella mattina si erano preparati a visitare la Laguna ed invece si eranto trovati chiusi per tre ore su un aereo di linea.. ma vi assicuro che era tutto un programma! La compagnia di bandiera dovrebbe rappresentare l’intero Paese.. che figura ci facciamo se questa compagnia fa dell’inefficienza la propria bandiera??? Non c’è da sorprendersi se poi la gente, tornata in patria, si lamenta anche in modo plateale! Comunque, alla fine, sono arrivato a destinazione.. Ci sono volute quattro ore in piu’ del previsto (e Alitalia afferma che non e’ previsto alcun rimborso per ritardi inferiori alle 5 ore, guarda caso..), ma sono arrivato a destinazione, e mi sono goduto il mio weekend.
L’indomani, come previsto, mi sono recato all’aeroporto Marco Polo di Venezia per il mio viaggio di ritorno. Ero molto tranquillo, perchè il tempo era buono e quindi non mi aspettavo di trovare inconvenienti come all’andata. E invece.. Al mio arrivo l’aereo porta gia’ mezz’ora di ritardo! Meno male che ho prenotato la coincidenza con un ampio margine, mi dico, e salgo sull’aereo insieme ai miei compagni di sventura viaggio. Il capitano, come sempre, si giustifica (pover’uomo, che lavoro umiliante che dev’essere il suo!): “Scusate per il ritardo, ma abbiamo avuto diversi problemi.. Ci sono dei lavori all’aeroporto di Venezia [ma te ne sei accorto adesso? pianificano dei lavori e non dicono niente alle compagnie??], abbiamo dovuto sostituire l’aeromobile all’ultimo minuto per un guasto [nooo.. di nuovo?!?] e non possiamo partire se non ci arrivano i documenti di questo aereo [ma perchè, i documenti degli aerei non li tenete insieme agli aerei???]. A questo punto, devo confessarlo, ho avuto un lieve moto d’ira verso l’Alitalia: un disguido può essere una casualità, due disguidi possono essere sfortuna, ma se ti capitano tre disguidi in due giorni si tratta certamente di incompetenza!!!
Alla fine, il volo è partito giusto in tempo per atterrare a Roma 5 minuti dopo la partenza della coincidenza per Lamezia. Il mio stato d’animo non era un granchè, ed ho chiesto all’assistente di volo cosa potessi fare all’arrivo per risolvere il mio problema. Lui, inaspettatamente, mi ha tranquillizzato: è andato a controllare in cabina ed è tornato, sorridente, dicendomi “Abbiamo chiesto via radio, ed il volo per Lamezia non risulta ancora nemmeno in fase di imbarco: sicuramente è in ritardo, riuscirai a prenderlo”. Ma certo! Come ho fatto a non pensarci? L’unica soluzione ad un aereo in ritardo è che anche il volo successivo parta in ritardo! Mitica Alitalia, chi l’avrebbe detto che l’applicazione sistematica del ritardo ai voli potesse essere un sistema perfetto e bilanciato? Potete immaginare la mia gioia nell’atterrare a Roma e nel dirigermi all’imbarco stabilito per Lamezia Terme.. L’avete immaginata? Bene, allora adesso immaginate pure la mia delusione nel vedere la signorina dell’Alitalia che chiude l’imbarco davanti ai miei occhi e mi dice che l’aereo è appena partito.. Niente da fare: ho dovuto rassegnarmi ed aspettare il volo successivo, un’ora e mezzo dopo.
Che dire, se ho imparato qualcosa è che in Alitalia le coincidenze vengono prese alla lettera: riuscire a prendere due voli consecutivi, infatti, può essere solo il risultato di una pura e semplice coincidenza!