In effetti, la modalità di svolgimento dei corsi di Dottorato non aiuta a far emergere questa figura: i dottorandi italiani accedono ai corsi tramite un concorso che garantisce loro una borsa di studio di un migliaio di euro per tre anni (corrispondenti alla durata del corso) nella metà dei casi (mentre l'altra metà dei dottorandi dovrà accaparrarsi degli assegni di ricerca, solitamente di durata annuale ed importo analogo, oppure mantenersi agli studi per conto proprio). Durante i tre anni del corso, il dottorando è solitamente affidato ad un tutor, cioè ad un professore universitario che lo segua nelle sue ricerche (ma che invece, in moltissimi casi, lo utilizza come manodopera a costo zero per attività didattiche varie ed eventuali). Queste caratteristiche fanno del dottorando il prototipo perfetto del "ricercatore precario", di cui abbiamo spesso sentito parlare nelle cronache sulla crisi economica tuttora in corso.
Tornando alla definizione del Dottorato di Ricerca, vorrei proporvi una delle migliori descrizioni che abbia letto sull'argomento, scritta da Matthew Might, un professore di informatica dell'Università dello Utah, nel suo blog. La traduco e la riporto di seguito...
Immaginate un cerchio che contenga tutta la conoscenza umana:
Quando finite le scuole elementari, possedete un po' di questa conoscenza:
Alla fine del liceo, ne sapete un po' di più:
Con una laurea triennale, acquisite una specializzazione:
La laurea specialistica approfondisce la vostra specializzazione:
La lettura degli articoli di ricerca vi porta al limite della conoscenza umana:
Una volta che siete giunti a questo limite, focalizzate meglio:
Spingete su questo limite per qualche anno:
Finchè, un giorno, il limite viene superato:
Ecco, questa escrescenza che avete creato viene chiamata Dottorato di Ricerca:
Di certo, ora il mondo appare diverso ai vostri occhi:
Ma non dimenticate il quadro completo:
Continuate a spingere sul limite.
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